Lei non sa, chi non sono io?

scritto da Strabik92
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Testo: Lei non sa, chi non sono io?
di Strabik92

C’è una frase che pronunciano quelli che hanno fretta di essere qualcuno.
La buttano lì, di solito quando qualcuno non fa loro lo sgarbo che ritengono dovuto. “Lei non sa chi sono io”. Come se il mondo fosse un albergo di lusso e loro avessero la suite presidenziale.
Come se il tuo valore si misurasse in centimetri di nome e cognome sulla carta d’identità.

Ma io ho sempre pensato che la domanda giusta sia un’altra. Non “chi sono io”.
Quella è una trappola, un labirinto senza uscita, un gioco a specchi dove finisci per vedere solo quello che vuoi vedere. La domanda vera è un’altra, ed è la più scomoda: “chi non sono io?”

Perché il problema, quando incontri qualcuno, non è che non sappia chi sei. Il problema è che è convinto di saperlo. E sbaglia. Sempre.
Lei, quella persona che mi guarda con quegli occhi, pensa di avermi inquadrato. Pensa che io sia quello che faccio, quello che ho, quello che dico. Ma io non sono solo quello. E non sono nemmeno quello che nascondo.
Sono lo spazio tra queste due cose. Sono il margine di errore.

Lei non sa, per esempio, che non sono il mio lavoro. Non sono la scrivania, la riunione delle deice, la mail che non ho mandato. Non sono il "titolo" che indosso per pagare l’affitto. Quel tipo lì, quello in giacca e cravatta, è un personaggio. Un attore che recita la stessa scena da troppi anni. Ma sotto il costume, sotto le luci, c’è uno che vorrebbe solo togliersi le scarpe e sedersi per terra.

Lei non sa che non sono nemmeno i miei errori. Non sono quella volta che ho tradito una fiducia di un amico, o che ho taciuto quando dovevo parlare. Non sono la persona peggiore che sono stato in un momento di stanchezza. Gli errori sono solo cicatrici, e le cicatrici sono il contrario di una definizione, sono la prova che sei guarito, e che sei cambiato.

Lei non sa che non sono i miei pensieri. Quelli brutti, quelli che arrivano la notte. Quelli che dicono “non ce la fai”, “non vali”, “tanto è inutile”. Io non sono il registratore della mia ansia. Io sono quello che al mattino spegne il registratore, anche se la musichetta continua a suonare in testa.

Ma Lei, persona giudice distratta, guarda tutto questo e vede solo l’etichetta.
Vede il cassetto dove mi ha messo. “Lui è il tipo che…” E poi una parola, una sola. Come se una parola bastasse a riassumere un uomo o una donna. Come se un uomo o una donna fosse una scatola e non un cantiere aperto.

Allora ecco la rivelazione, la piccola verità scomoda che tengo nel taschino.
Io non sono ciò che vedi, ma nemmeno ciò che non vedi.
Sono il fatto che tu non possa vedermi intero.
È la mia fortuna e la tua condanna. Perché mentre tu pensi di avermi capito, io sono già altrove.
Sto diventando qualcos’altro. Sto disimparando quello che ero.

“Lei non sa chi NON  sono io”. È una frase meno arrogante della sua sorella famosa. È una frase di difesa, non di attacco. Significa, tu credi di conoscere i miei limiti, ma non hai idea di quanti ne ho superati. Tu credi di conoscere le mie paure, ma non sai quante ne ho seppellite. Tu credi di conoscere la mia storia, ma stai leggendo solo il titolo di copertina.

E forse, alla fine, la saggezza è proprio questa, accettare che nessuno ci vedrà mai davvero.
Che siamo troppo complicati per essere guardati da un paio d’occhi soli.
Che la verità su di noi non sta in quello che mostriamo, ma in quello che scegliamo di non mostrare. 
In quello che, semplicemente, non siamo, ma forse vorremmo essere per un paio di settimane.


Lei non sa, chi non sono io? testo di Strabik92
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